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Pianificazione : quando il successo passa dalla sconfitta

Successo e pianificazione

Successo e pianificazione

Proviamo a spiegare il successo attraverso l’esempio di due che sono riusciti a riscrivere i confini della propria disciplina. C’è un uomo che il 17 Febbraio dell’anno di grazia 2018, compie 55 anni. Di nome fa Michael , di cognome Jordan ed è quasi universalemente considerato il più grande giocatore di basket di sempre. Di lui si ricordao i sei titoli vinti e quella sua capacità unica di rifiutare la sconfitta trascinando la propria squadra alla vittoria nei momenti più difficili. Ha segnato canestri impossibili e più il momento diventava delicato e più riusciva ad alzare il livello raggiungendo livelli di onnipotenza sportiva. Eppure ha dichiatato:
Ho sbagliato più di 9000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato. Ho fallito più e più e più volte nella mia vita. È per questo che ho avuto successo”
Già il suo successo è passato dagli errori e dal coraggio di non arrendersi ad essi. E la sua strada verso il successo si sarebbe potuta arrestare ancor prima di partire se avesse dato ascolto al coach del college che lo aveva scartato intimandogli di cercarsi un altro hobby perchè con la palla a spicchi non avrebbe combinato nulla di buono. Che fine abbia fatto quel coach non lo sappiamo, ma diciamo che ha avuto meno successo dello “scartato” con le orecchie a sventola e la lingua a penzoloni.
Quasi contemporaneamente ma dall’altra parte dell’oceano, un ragazzotto di 36 anni e mezzo si è tolto lo sfizio di tornare in cima al ranking mondiale aggiungendo un altro record all’interminabile lista (quando su Wikipedia nella sezione relativa ai tuoi record, devi contare 73 asterischi, vuol dire che hai fatto qualcosa di veramente grande). Di nome fa Roger, di cognome Federer e da molti viene visto come una figura semidivina a cui l’Olimpo del tennis ha concesso ciò che non aveva elargito a nessun altro. Eppure per arrivare a questi livelli, Federer ha dovuto superare avversari, limiti, ostacoli. Ha vinto contro le brame giovanili che lo rendevano un giovane propenso a sfasciare racchette con disarmante facilità. Ha vinto contro i problemi al ginocchio e alla schiena che sembravano sancirne il canto del cigno non più tardi di diciotto mesi fa. Ha vinto anche contro quell’ansia che ti prende quando trovi qualcuno capace di spodestarti. E a lui è capitato di essere scalzato dal trono prima da rafael Nadal e poi da Novak Djokovic. Ha perso, pianto, sofferto, ma da quelle sconfitte ha trovato linfa e motivazioni per migliorarsi. Ha avuto l’entusiasmo necessario per cambiare racchetta, allenatore, stile di gioco, preparazione pur di riprendersi con gli interessi ciò che aveva. Non è risorto dalle sue ceneri, semplicmente ha fatto ciò che dovrebbe fare ogni uomo che reclama il successo: si è migliorato per ottenerlo. A differenza di impreditori che pretendono di generare liquidità lamentandosi di non sapere come aumentare il fatturato o di come aumentare le vendite, ha scelto la strada della pianificazione. E nella pianificazione anche le sconfitte non sono altro che momenti di passaggio verso il prossimo successo da conquistare.

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